Il concetto di fast food come lo intendiamo oggi, ovvero una forma di ristorazione basata sul consumo rapido ed economico di panini in locali gestiti da grandi catene internazionali, prese forma nella prima metà del Novecento negli Usa. Nello specifico, la più antica catena di fast food è la A&W Restaurants, fondata nel 1919 dagli imprenditori Roy Allen e Frank Wright, il cui esempio fu seguito nel 1921 da Billy Ingram e Walter Anderson, fondatori della White Castle.
Dopodiché, irruppe sulla scena la futura star del settore: McDonald’s, le cui prime tracce risalgono al 1940, quando la creatività imprenditoriale dei fratelli Richard e Maurice McDonald (meglio noti come Dick e Mac) li portò a perfezionare gli standard dei processi di produzione e di razionalizzazione degli spazi (come in una catena di montaggio) che caratterizzano oggi i fast food.
Tuttavia, il concetto di pasto rapido e da asporto non era una novità ma trova le radici già nel mondo antico. I primissimi antenati dei fast food risalgono al mondo egizio e a quello greco: bancarelle specializzate nella vendita di pesce fritto. Fu però nell’antica Roma che il “pasto veloce” conobbe il successo. Gli abitanti dell’Urbe e di altri centri, da Ostia a Pompei, frequentavano infatti i thermopolia, locali dove comprare bevande e cibo già pronto, sia da asporto sia da consumare in loco. Erano dotati di un bancone, affacciato sulla strada, in cui erano collocate anfore di terracotta destinate alla conservazione e alla presentazione delle vivande, soprattutto minestre e legumi.
In epoca medievale si registrò invece la diffusione di venditori ambulanti che, con i loro carretti, offrivano cibo facile da consumare camminando. Tra le specialità, involucri di pasta ripieni di carne, formaggi e verdure. Fu con l’arrivo dell’epoca moderna e della rivoluzione industriale, che la consuetudine di mangiare nei pionieristici fast food si diffuse soprattutto nelle grandi città, dove gli operai avevano poco tempo per la pausa pranzo. Nella Londra vittoriana, all’incirca dal 1860, s’impose la moda del fish and chips, pesce e patate fritte (avvolti in fogli di giornale) da consumare presso chioschi ambulanti dai prezzi popolari.
L’innovazione più radicale fu quella di standardizzare il rifornimento e la produzione del cibo decidendo di mostrare al pubblico la preparazione degli hamburger, grazie a grandi vetrate che giravano intorno alla cucina. Sulla scia della White Castle si mossero i fratelli McDonald, modernizzando i processi produttivi e contribuendo a far sì che i fast food assumessero le caratteristiche odierne. Dalla fine degli anni Cinquanta, la loro azienda fu peraltro “cannibalizzata” dal socio in affari Ray Kroc, che ne mantenne il nome, trasformandola in un impero economico.
Intanto, oltre a Burger King, era nata un’altra catena destinata al successo, la Kentucky Fried Chicken, fondata nel 1952, mentre nel 1965 arriverà Subway. Nello stesso anno apparve il celebre clown-mascotte di McDonald’s: Ronald McDonald. Ai fast food “Made in America” non restava che sbarcare in Europa, e il primo fu proprio un McDonald’s, aperto nel 1971 a Zaandam, in Olanda. Poi, nel 1986, toccò a Roma. Già nel 1981, a Milano, era però nata l’italianissima Burghy, il cui successo alimentò la moda giovanile dei “paninari”, fenomeno di costume che orbitava proprio intorno alle paninoteche e ai fast food.
E arriviamo al nuovo millennio, caratterizzato da una maggiore sensibilità verso la relazione alimentazione-ambiente-salute. Molti fast food, accusati di proporre cibo poco sano, hanno introdotto nei menu insalate e cibi meno grassi. Inoltre, visto l’aumento di vegetariani e vegani, molte catene propongono burger “veggie”, simili agli originali nell’aspetto e non solo.